• Andato in scena il
  • 22 Luglio 2014

    ore 21:15

Enrico Brignano in EVOLUSHOW


“Un’evoluzione è un destino.”, diceva Thomas Mann.

“Le specie non sono immutabili; ma sono la conseguenza di qualche altra specie generalmente estinta.”, diceva Darwin.

Allora, se il destino dell’uomo deve cambiare, è mutante… deve cambiare le mutante, che dovrei dire io? Ci ho riflettuto e ho deciso di fare uno spettacolo nuovo, sull’evoluzione umana. Più che uno spettacolo sapiens, questo è uno spettacolo erectus. Erectus nel senso che si erige, che sta in piedi da solo. Che poi, come ho fatto a non pensarci prima? E’ l’uovo di Neanderthal! Da sempre l’uomo si fa delle domande: le solite, è nato prima l’uovo o la gallina? E’ nato prima il golf o la pallina? E’ nata prima la coca o… la pepsi? Questo spettacolo darà una risposta a tutte queste domande esistenziali. E la risposta è: ma io che ne so? Guarda su internet. In due ore, racconterò millenni di storia, dal paradiso terrestre al digitale terrestre, dalla mela di Adamo alla mela di Jobs, dal fossile al missile.

Ma se nulla si crea e nulla si distrugge, perché al cambio di stagione mi rimane un sacco di roba fuori dall’armadio? Due sono le nuove divinità dei nostri tempi: la velocità e l’immagine. Insomma, bisogna essere rapidi e belli. Ma cosa c’è oltre l’apparenza? E dopo che hai fatto tutto di corsa, col tempo che avanza che ci fai? Vuoi vedere che si corre senza avere ben chiaro qual è il traguardo?

Ecco il senso di questo spettacolo: un viaggio attraverso l’evoluzione, giocando con le sue contraddizioni e sorridendo di qualche errore. Perché il cambiamento è inevitabile, bisogna sì guardare al passato, ma è lecito farsi qualche domanda sul futuro. Si tratta di un’evoluzione della specie o di una specie di evoluzione?

Il racconto si snoderà all’interno di una scenografia tecnologicamente avanzata, con un disegno luci suggestivo, arricchito dalle canzoni originali del maestro Capranica e con la magia di presenze virtuali che interagiscono con me sul palco. Perché anche l’occhio vuole la sua arte.