• In programmazione
  • 19 Gennaio 2022

    ore 21:00

    Teatro Cilea


Il caso Tandoy


scritto e diretto da Michele Guardì
con Gianluca Guidi, Giuseppe Manfridi
(anteprima nazionale)

Scritto e diretto da Michele Guardì, da anni una delle firme più prestigiose della televisione italiana, già autore e regista del musical sui Promessi Sposi che per due stagioni ha riempito i grandi teatri italiani, “Il caso Tandoy” si preannuncia come l’evento teatrale della stagione per l’attualità dei temi trattati e per l’originalità della struttura nella quale il racconto spazia a volte sorprendentemente dal dramma a momenti di inaspettata comica leggerezza.
La commedia parte dall’intenzione dell’autore di mettere in scena uno degli errori giudiziari più clamorosi degli anni sessanta legato all’assassinio di un Commissario di Pubblica Sicurezza ucciso in pieno centro mentre, sottobraccio alla giovane e bellissima moglie, stava per rientrare a casa.
L’indomani sarebbero dovuti partire per Roma, dove il Commissario era stato trasferito per una promozione.
Convinto che il delitto fosse volto a fermare quella partenza, il Procuratore incaricato delle indagini fa arrestare l’amante della donna, il primario dell’Ospedale Psichiatrico della città, appartenente ad una delle famiglie più in vista dell’isola e fratello di un potente uomo politico per anni Presidente della Regione.
Fissato sin dall’inizio sul delitto passionale, escludendo qualsiasi altra pista, senza una prova e appoggiandosi solo su improbabili indizi, il Procuratore tiene in carcere per mesi il Primario, due presunti esecutori materiali e persino la vedova accusata di avere concorso all’assassinio il marito e perciò di essere complice dell’ amante principale indiziato.
La corte di Assise, chiamata a giudicare, due anni dopo, farà giustizia assolvendo tutti “per non avere commesso il fatto”.
Quando il giallo sembra chiuso senza un colpevole arriva il colpo di scena: un carrettiere malandato confessa di essere l’esecutore del delitto.
A riaprire le indagini è un valente magistrato della capitale. Il processo tenuto a Lecce si concluderà con dieci ergastoli.
Tutti in galera? Nemmeno uno.
Quando, a quindici anni dal delitto, la Cassazione confermerà la sentenza, i condannati saranno scomparsi. Chi perché fuggito in America, altri perché nascosti chissà dove, uno perché si era impiccato in carcere e due perché morti di cause naturali.
Unico finito in galera l’esecutore materiale, che era stato condannato “solo” a trent’anni in quanto, essendosi prestato al delitto dietro compenso di una povera somma della quale aveva bisogno per sopravvivere, gli era stato riconosciuto lo stato di necessità.