• Andato in scena il
  • 2-3 Marzo 2019

    ore 21:00

Il Conte Tacchia



liberamente tratto dal film di Sergio Corbucci
scritto con Luciano Vincenzoni, Sergio Donati e Massimo Franciosa
commedia con musiche di Enrico Montesano e Gianni Clementi
musiche Maurizio Abeni
scene Carlo De Marino
Costumi Valeria Onnis
Coreografie Manolo Casalino

la canzone ”‘N sai che pacchia” è del Maestro Armando Trovajoli

con Enrico Montesano
e Giulio Farnese, Andrea Pirolli, Elisabetta Mandalari, Roberto Attias, Monica Guazzini, Benedetta Valanzano, Michele Enrico Montesano, Tonino Tosto, Giacomo Genova, Gerry Gherardi, Giorgio De Bortoli, Sergio Spurio, Ambra Cianfoni, Saria Cipollitti, Giuseppe Ranieri, Francesca Rustichelli, Sebastiano Lo Casto

I solisti
Valentina Bagnetti, Michela Bernardini, Saria Cipollitti, Annalisa D’Ambrosio, Viola Oroccini, Silvia Pedicino, Sebastiano Lo Casto, Manuel Mercuri, Kevin Peci, Federico Pisano, Giuseppe Ranieri, Rocco Stifani

regia Enrico Montesano

Note di regia
Dopo “Rugantino” e “Il Marchese del Grillo”, ho voluto portare sulle scene un altro popolare personaggio che ha colpito l‟immaginario collettivo, “Il Conte Tacchia”, per chiudere questa sorta di trilogia!
La versione in commedia musicale, liberamente tratta dall’omonimo film da me interpretato anni or sono, racconta la lunga e tormentata storia d‟amore tra Fernanda e Checco dal 1910 fino al 1944.
Mentre nel film si raccontano prevalentemente le ambizioni del popolano romano che anela a migliorare la sua condizione sociale, nella commedia musicale ho voluto porre l’accento più sulla storia d’amore, aggiungendo un tirante drammatico per darle più spessore. Con il respingimento di Fernanda all’arrivo ad Ellis Island nella tanto sospirata America, Checco e Fernanda, si perdono, ma non si dimenticano e si ritrovano trent’anni dopo nella Roma appena liberata.
Nel mettere in scena la commedia musicale ho cercato di dare una connotazione prettamente teatrale… forse oggi per fare qualcosa di moderno c’è bisogno di un ritorno all’antico, anzi direi al classico, per questo ho optato una scenografia di fondali dipinti.
I numerosi cambi di scena (diciotto ne hanno contati i miei tecnici) vengono eseguiti a vista, diventando di fatto dei momenti coreografici dando continuità allo svolgimento del racconto, senza pause, conferendo alla messa in scena scorrevolezza e ritmo. Il movimento verticale dei fondali si somma a quello orizzontale dei carri che entrano ed escono di scena, portando spaccati di interni ed oggetti di scena.
Particolare attenzione ho messo nella ricerca storica cercando di riproporre fedelmente quell’Italia e quella Roma dei primi del ‘900 e del 1944. Ho posto attenzione anche alla ricerca filologica che, nella fattispecie, si traduce nell’uso di termini classici o aulici dove il protagonista, di bassa estrazione sociale, può giocare con la storpiatura del linguaggio, attraverso assonanze con il linguaggio basso, ottenendo così un effetto comico e satirico al tempo stesso.
Ho voluto alternare momenti romantici a momenti di pura comicità. Ad esempio nelle scene, della colazione in casa della duchessina Elisa e in quella della partita di chemin al Circolo dei Nobili, si è dato sfogo al registro della risata piena, mentre in quella del finale del primo atto, quando i due angeli di marmo si animano di fronte ai due amanti coprendoli con un protettivo candido velo, ho cercato di sorprendere ed emozionare.
I personaggi sono vari, tutti con caratteristiche evidenti, ho lasciato spazio alle tipizzazioni, tutte però conformi all’epoca e ad un’unità di stile.
Gli attori passano dal costume del 1944 a quello del 1910…e viceversa. Nelle coreografie I ritmi spaziano dal black bottom al valzer, dal boogie woogie al saltarello.
La canzoni sono musicalmente aderenti all’epoca ed ai personaggi, ho cercato di ottenere questo anche nei testi delle stesse, come un artigiano della parola.
Un cast di 13 valenti attori ed un affiatato gruppo di 12 scatenati ballerini-acrobati si muovono sulla scena.
Concludo segnalando che analogie e corrispondenze con la realtà di oggi sono state inserite ed il pubblico le coglie e mostra di gradirle.
Chiosa finale, il mio intento era fare “spettacolo”, perché questo si deve al pubblico: spero di averlo fatto e mi auguro che lo giudichi un “bello spettacolo”.

Enrico Montesano