• In programmazione
  • 27 Agosto 2021

    ore 21:15


  • Prossimo Spettacolo

Romeo e Giulietta


da William Shakespeare
con Simone Coppo, Eleonora De Luca, Alessandro Marmorini, Giacomo Mattia, Camillo Ciorciaro, Domenico Pantano, Nicolò Giancalone, Marco Valerio Montesano, Lorenzo Parrotto, Giovanni Carta, Giuseppe Benvegna, Matteo Tanganelli, Mimma Mercurio, Anna Lisa Amodio, Monica Guazzini
regia Nicasio Anzelmo

produzione: C.T.M.- Centro Teatrale Meridionale

NOTE per una regia
Da dove iniziare la lettura? Quale dei personaggi è il motore della storia? Che ruolo ha Giulietta in tutta la vicenda e, soprattutto, Romeo? E come considerare i personaggi della Balia e del Frate che, anziché prevenire gli impulsi giovanili, e nel caso arginarli, non solo li assecondano ma successivamente cambiano opinione?
Tralasciando la palese superficialità della Balia, ingenua e sempliciotta, com’è possibile che Frate Lorenzo, invece di mettere a frutto l’esperienza maturata da ‘uomo’ di Chiesa, si faccia coinvolgere in un progetto così rivoluzionario?
Un’opera complessa e per niente banale, piena di fascino poetico nel raccontare quello che nei secoli è diventato l’inno dell’amore impossibile. O forse amore non è, e se non lo è, che cos’è quindi?

FONTI DELLA STORIA
Opera ricca e densa, Romeo e Giulietta fonde tutti i generi, tutti gli stili, alternando la grossolanità più rozza al lirismo più raffinato. Ma soprattutto, è un’opera sostenuta da una poesia che oltrepassa il tempo e lo spazio. Questa tragedia, certamente la più popolare di Shakespeare, si ispira a numerose fonti. Tuttavia solo lui ha saputo elevare al rango di mito questa tragica storia d’amore e di morte.
I personaggi di Romeo e Giulietta appaiono la prima volta in una novella di Luigi da Porta (1485- 1529) che riprendeva un soggetto già sviluppato da un racconto del Novellino di Masuccio Salernitano e in seguito ripreso da Matteo Bandello in una delle sue Novelle. Ma il nucleo narrativo di fondo è già rintracciabile nelle figure di Piramo e Tisbe tratteggiate da Ovidio.
La pièce ha ispirato moltissimi artisti (celebri l’opera musicale di Gounod e il balletto di Prokofiev) e ha dato luogo ad innumerevoli adattamenti scenici e cinematografici.

LA TRAGEDIA NEL RINASCIMENTO
Questa tragedia ha per oggetto l’Amore e la sua tragicità. Insieme a poche altre, è certamente l’opera che celebra il mito dell’Amore facendo assumere alla pièce la funzione di archetipo. Da questo momento in avanti l’Amore e Romeo e Giulietta saranno tutt’uno nell’immaginazione di tutti. È di scena l’Amore puro, rarefatto e senza condizioni, sembrerebbe neanche sotto l’ipoteca sessuale: a questo riguardo l’amore maturo e adulto di Antonio e Cleopatra potrà costituire la verifica realistica se Romeo e Giulietta ne è la trattazione idealistica o romantica.
Certamente il Romanticismo si è impadronito dell’opera e l’ha fatta propria: ma altre sono le sue radici e il suo spazio simbolico di fondo. In controluce c’è l’idea d’amore del Rinascimento con i suoi riferimenti neoplatonici.

PERIODO STORICO – LETTERARIO
Si rintraccia nell’opera l’eco di un’epoca bellicosa: l’età elisabettiana porta il segno delle guerre di religione e dei conflitti cruenti che si combatterono tra stati, tra famiglie. Il personaggio del Principe richiama alla mente la figura della sovrana di ferro come anche il personaggio omonimo di Machiavelli o di un certo machiavellismo passato in Inghilterra all’epoca, e nelle orecchie, di Shakespeare.

ATMOSFERE LETTERARIE
Ma è il neoplatonismo di radice italiana passato ai poeti de ‘La Pléiade’ francese e certamente noto a Shakespeare che, edificando una concezione del sentimento amoroso su forti basi idealistiche e quasi mistiche (relativa non solo ai sentimenti umani ma a tutta la concezione del cosmo e che peraltro, in più luoghi, nella pièce, è connessa all’amore in una fusione panteistica), mette una seria ipoteca sull’opera.
L’amore fra i due adolescenti si esprime anche con un vocabolario religioso e mistico, a cui la presenza di Frate Lorenzo dà quasi il carisma del mistero religioso.
Come sempre accade, i capolavori vivono sì nello spazio simbolico della propria epoca, ma al contempo fanno di quello spazio simbolico un universo a sé stante. Così quest’opera reca il marchio del genio shakespeariano e l’idealismo romantico (se mai c’è stato).Gli inestinguibili odi familiari, lo sferragliare delle spade, i sussurri amorosi dei giovanetti in amore nei freschi giardini italiani, l’enfasi e il lirismo sentimentale senza paragoni del loro fraseggio amoroso, il ballo intrecciato del caso e della malasorte, il sinistro operare dei veleni nel freddo della tomba (dovuto anche al maneggio di un frate un po’ pasticcione quasi da opera buffa), le morti incrociate degli amanti resteranno nella memoria in fiamme dello spettatore e del lettore avvinti dal binomio di sempre (che come non mai qui celebra il suo trionfo): l’Amore che eleva le anime in cielo e la Morte che trascina i corpi sottoterra