• In programmazione
  • 9 Agosto 2026

    ore 21:15


Le Supplici


di Eschilo
con Moni Ovadia, Mario Incudine, Federica Luna Vincenti, Paride Benassai, Giovanni Calcagno, Alessandra Salamida, Anita Vitale

e con Valentina Corrao, Alice Canzonieri, Federica Gurrieri, Maddalena Serratore, Zoe Laudani, Elisa Zucchetti, Valentina Elia

Musicisti Antonio Vasta, Manfredi Tumminello, Pino Ricosta
Adattamento di Mario Incudine, Moni Ovadia e Kaballà

Regia Moni Ovadia e Mario Incudine

Musiche Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta
Costumi Elisa Savi
Movimenti coreografici Dario La Ferla

Produzione ASC production – Parco archeologico di Siracusa in collaborazione con INDA e Tindari Festival

Dopo il grande successo riscosso dieci anni fa al Teatro Greco di Siracusa, torna in scena con un nuovo allestimento “Le Supplici” di Eschilo nella messa in scena firmata Mario Incudine e Moni Ovadia. Un progetto che, rinnovato e arricchito, promette di riportare il pubblico al centro di un’esperienza teatrale intensa e coinvolgente, capace di fondere sapientemente la tradizione classica con elementi contemporanei di grande impatto. Uno spettacolo fortunatissimo che colpi il grande grecista americano Oliver Taplin che considerò le Supplici di Ovadia e Incudine “un capolavoro, capace di fare rivivere la vera essenza della tragedia greca di Eschilo”.
Questa messa in scena, tutta in siciliano con innesti di greco moderno e arabo, scritta in ottava rima e interamente cantata fa della tragedia eschilea un’opera popolare di grande impatto scenico e di grande rilevanza culturale.

Nel cuore di questa nuova produzione, troviamo un cast di altissimo livello: Federica Luna Vincenti interpreta la Prima Corifea con una presenza vibrante e appassionata, mentre Giovanni Calcagno dà voce all’Araldo degli Egizi con intensità e rigore. Paride Benassai veste il ruolo di Danao, infondendo al personaggio una profondità emotiva decisiva per la narrazione. Tra le particolarità più attese, la presenza di Faisal Taher, cantante palestinese, nel ruolo del Messaggero: un contributo artistico che arricchisce ulteriormente l’opera con sfumature culturali e musicali uniche.

Le Danaidi, figure simbolo di forza e resistenza, sono incarnate da dieci straordinarie cantanti e danzatrici, tra cui svetta la talentuosa Alessandra Salamida, capace di fondere con eleganza recitazione, canto e movimento in un perfetto equilibrio scenico.

Le musiche originali, composte da Mario Incudine, sono un viaggio emozionale che unisce tradizione e sperimentazione attingendo alla musica del mediterraneo tra la grecia, il magreb e la sicilia. La regia, firmata da Incudine e Ovadia, conferma una visione artistica coesa e raffinata, capace di condurre lo spettatore in un percorso narrativo potente e coinvolgente grazie all’uso del plurilinguismo e di una partitura di voci e corpi che rendono lo spettacolo un unicum nel panorama della tragedia contemporanea. I costumi, realizzati da Elisa Savi, contribuiscono a trasportare il pubblico nell’atmosfera e nel tempo mitico dell’opera, donando bellezza e autenticità visiva al racconto.

Questo nuovo allestimento rappresenta un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti del teatro classico e per chi desidera vivere una rappresentazione che unisce l’energia della tradizione con la forza del presente.

Il testo de Le Supplici – secondo gli studi più accreditati – risale al 463 a.C. ed era la prima tragedia di una trilogia che proseguiva con i Figli di Egitto e le Danaidi (entrambe perdute). La storia narrata riguarda la fuga delle 50 figlie di Danao dalla terra egiziana per sottrarsi al matrimonio con i 50 cugini figli di Egitto, fratello di Danao. Le giovani giungono ad Argo (origine della loro stirpe) per implorare aiuto e accoglienza: il re Pelasgo stretto tra il dovere dell’ospitalità – come prescritto da Zeus – e il rischio di scatenare una guerra con gli egiziani, si rivolge alla propria popolazione e pone in votazione la richiesta di asilo che le Danaidi hanno rivolto alla città, minacciando di impiccarsi sugli altari (contaminandoli) piuttosto che essere costrette alle nozze con gli odiati cugini. Per alzata di mano, i cittadini votano in favore dell’accoglienza, e il re Pelasgo – forte di questo mandato popolare – può efficacemente respingere il tentativo di un messo degli Egizi che con alcuni soldati cerca di rapire le ragazze, che si erano rifugiate presso gli altari degli dei. La tragedia vera e propria si svolgeva nei seguenti episodi della trilogia, con le giovani che alla fine sposavano i cugini egiziani ma, dietro indicazione del padre Danao, si ripromettevano di sgozzare i propri mariti alla prima notte di nozze. Tutte ubbidivano al piano di morte tranne Ipermestra, che risparmiava il proprio sposo Linceo: dalla loro unione sarebbe discesa la stirpe dei nuovi re di Argo.


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