• In programmazione
  • 27 marzo 2026 / 29 Marzo 2026

    ore 21:00 / 17:30

    Teatro Cilea


Tosca


27 marzo ore 21.00
29 marzo ore 17.30

Melodramma in tre atti
di Giacomo Puccini
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

Concertatore e Direttore Orchestra FILIPPO ARLIA
Regia MARIO DE CARLO

PERSONAGGI E INTERPRETI
Floria Tosca CELLIA COSTEA
Mario Cavaradossi SAMUELE SIMONCINI
Il barone Scarpia CARLOS ALMAGUER
Cesare Angelotti FRANCESCO VILLELLA
Il sagrestano FRANCESCO AURIEMMA
Spoletta EMANUELE CAMPILONGO
Sciarrone GIUSEPPE CALABRETTA
Un carceriere ANDREA BORZACHIELLO

ORCHESTRA FILARMONICA DELLA CALABRIA

INTERNATIONAL OPERA CHOIR
Maestro del coro GIOVANNI MIRABILE

CORO VOCI BIANCHE “NOTE CELESTI”
Maestro del coro ALESSANDRO BAGNATO

Scenografie
SORMANI CARDAROPOLI SRL
Dai bozzetti originali di NICOLA BENOIS

Costumista
MARIO DE CARLO

Light Designer
LORENZO TROPEA

Tosca è la quinta delle dodici opere composte da Giacomo Puccini.
Il soggetto trae ispirazione dal dramma La Tosca, che Victorien Sardou aveva scritto espressamente per la grande attrice Sarah Bernardt. Giacomo Puccini, che aveva assistito alla rappresentazione tenutasi al Teatro dei Filodrammatici di Milano all’inizio del 1889, ne era rimasto fortemente colpito, tanto da pensare immediatamente di ricavarne un’opera.
La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900.
Inizialmente lasciò sconcertati pubblico e critica, che attendevano un lavoro più in linea con le precedenti opere di Puccini, destino spesso condiviso dai capolavori che sono in anticipo rispetto ai tempi in cui nascono.
Tosca è, in effetti, l’opera più drammatica di Puccini, ricca com’è di colpi di scena e pervasa da situazioni di violenza esplicita e non solo suggerita. E’ lavoro di travolgente teatralità. Più che in altre partiture, è la stessa scrittura musicale a guidare la mano di un regista sensibile ai valori della partitura; ove ciò non bastasse le fulminanti didascalie di cui il libretto è costellato provvederebbero al resto. Nondimeno, i problemi connessi alla messinscena di Tosca si radicano nell’intimo di quest’ambiguo prodotto del genio pucciniano. Pensato, come si accennava, fin dal 1889, composto durante gli ultimi cinque anni dell’800, vede la luce in palcoscenico nel gennaio del 1900: come dire, il modo migliore di chiudere un secolo e aprirne un altro. Nella Tosca di Puccini, ancor più che in quella di Sardou, è enfatizzato il meccanismo opprimente del rito, in poliedriche sfaccettature: pensiamo, per tutte, all’esposizione per impiccagione di un Angelotti già cadavere. La processione del primo atto, nata da un’occasione di festa, è in realtà una sfilata inquietante paragonabile all’auto-da-fé del Don Carlos, quasi una processione penale che prefigura quella assai più scarna e minacciosa che precede la tortura di Cavaradossi. Al contrario, il brutale assassinio dell’uomo di stato da parte di una cantante si tramuta presto nel più minuzioso e accurato sacro rituale che la storia del teatro annoveri (non a caso la tradizione attribuisce i gesti di Tosca che seguono alla pugnalata mortale, codificati poi nelle didascalie dello spartito, a quel genio sulfureo di Sarah Bernardt). Perfino sugli oggetti riverbera il rovesciamento: l’innocente ventaglio della marchesa Attavanti cambia pelle e funzione, da frivolo orpello femmineo a corpo del reato promotore di nefandezze a cascata; la baluginante famigerata “lama”, forgiata per affettare succulenti arrosti, assurge a mito nell’attimo in cui lo sguardo di Tosca le si posa addosso e compie il proprio trionfo conficcata nel cuore di Scarpia; crocefisso e candelabri non supportano beatifiche funzioni religiose ma suggellano e amplificano la macabra esecuzione del tiranno.
In questa messainscena si è deciso di restituire a Tosca l’enfasi e la grandiosità delle rappresentazioni che hanno reso questo titolo pucciniano così amato, in controtendenza con i moduli minimalisti che dilagano oggi nei teatri d’opera, deriva di stravolgimenti da regie theater di stampo tedesco. La scelta è caduta sull’impianto scenico progettato da Nicola Benois, lo storico allestimento di uno dei più grandi protagonisti del Teatro del ‘900, ricostruito per l’occasione dalle Scenografie Sormani di Milano, che custodisce nel suo archivio alcuni dei progetti più iconici della storia del Melodramma italiano, autentico patrimonio che merita non solo di essere gelosamente preservato ma, soprattutto, di essere orgogliosamente esibito, quale emblema di una Storia immortale di cultura e di bellezza.